Elogio della gentilezza

Scriverò spesso di questo tema, perché mi sta molto a cuore. Viviamo in un tempo in cui le buone maniere si riservano (se va bene) a quanti conosciamo. Gli altri, quelli incontrati per strada, sono sconosciuti, estranei, forestieri, che l’etimologia spiega essere quella gente che viene dalla foresta. Meno civili, meno umani. Un pericolo.
Eppure alcune situazioni della vita non ci fanno percepire gli sconosciuti come un pericolo.

L’altro giorno mi trovavo in ospedale per alcuni esami e, tanto per cambiare, c’era parecchia gente in coda davanti a me. Ero il tipico paziente che entra in sala d’attesa e chiede “chi è l’ultimo?“.
L’ultimo ero io, ma la mia attenzione è stata attratta in quel momento non tanto da chi era davanti a me ad aspettare, ma dalla prima della fila: una signora sulla settantina, che dalle sette del mattino, partita da casa alle cinque, si trovava lì, digiuna, ad attendere qualcuno che le dicesse di poter andare a mangiare e tornare a casa.
Erano le 13.30!

Dopo aver bussato a tutte le porte del reparto, finalmente un’infermiera appena entrata in turno, l’ha rassicurata dicendole che poteva andare. Dietro quella signora c’era un’altra decina di pazienti, alcuni molto anziani, ad aspettare. Uscita quella cara donna ci si è messi un po’ tutti a parlare, partendo dall’italica abitudine di lamentarsi delle istituzioni pubbliche, fino a questioni più personali. Il tutto condito da un’inaspettata e piacevole dose di gentilezza, che ha reso quell’attesa (almeno per me) molto piacevole ed è stata capace di stemperare un po’ di quell’ansia che l’ospedale suscita in molte persone, me compreso.

L’attesa, il timore, anche la sofferenza, sono tutte esperienze umane che facilitano la gentilezza.
La gentilezza è quel modo di relazionarmi con l’altro che permette ad entrambi di affrontare meglio ciò che aspettiamo, ciò che ci impaurisce, ciò che ci procura dolore.

Insomma: essere gentili è terapeutico.

Scrivere: voce del verbo vivere

Penso che la scrittura abbia una qualche relazione con il senso,
il significato e la destinazione della nostra vita.

La storia dell’umanità inizia quando l’uomo inventa la scrittura. Prima non c’è storia, ma preistoria.
La storia, ogni storia, è possibile perché da qualche parte c’è un essere umano capace di scriverla.
L’importanza delle storie è profondamente legata all’importanza della scrittura.
È vero, tante storie sono giunte fino a noi perché qualcuno le ha tramandate oralmente, ma nel tempo in cui viviamo (in realtà è un tempo molto lungo, di quasi 5.000 anni) non è possibile avere conoscenza approfondita di qualcosa senza che qualcuno si metta a scrivere.
Passiamo una buona parte della nostra vita a scrivere: a scuola, mentre studiamo, al lavoro, al pc, a chi amiamo o a chi odiamo;  con la penna, la matita, con un computer o al cellulare.
Anche le migliaia di messaggi che inviamo ogni anno dai nostri smartphone sono una forma particolare di scrittura e, a volte, è preferibile ad altre modalità apparentemente più comode e immediate, come i messaggi vocali.

Sono sempre stato attratto dalla scrittura e di conseguenza da chi ha fatto della scrittura il suo mestiere.
Un giorno, a una scrittrice che ho avuto il piacere di conoscere e che ora è una mia carissima amica, ho chiesto:

Ma secondo lei perché l’uomo ha sempre avuto voglia di scrivere e continua a farlo?

La risposta mi ha abbastanza spiazzato, perché non me l’aspettavo o perché forse non ero pronto a comprenderne il profondo significato:

L’essere umano scrive perché ha paura dell’oblio”

Oblio. Possibilità di essere dimenticato e cancellato da ogni memoria esistente, presente e futura. Condizione in cui cade colui che, a conti fatti, potrebbe non essere mai esistito, perché della sua vita non resta traccia alcuna. 
Penso che la scrittura abbia una qualche relazione con il senso, il significato e la destinazione della nostra vita.

Ritorno a scrivere, dopo tanto, condividendo online un po’ di pensieri che riguardano diversi argomenti.
Il titolo del blog “Diapason” vuole indicare proprio questo: poter passare attraverso le cose per cercare di comprenderle un po’ di più, attraverso lo strumento della scrittura. 
Scrivo innanzitutto per me stesso, senza grandi pretese.
Scrivo anche per chi, leggendo, riuscirà a trovare qualche filo della gigantesca e ingarbugliata matassa della vita.
E così facendo, spero, di aiutare a rendere la vita un po’ più degna di essere vissuta e amata.

Ciao 🙂